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Perché l’acquaponica non è considerata agricoltura biologica?

L’acquaponica è considerata agricoltura biologica?

Ciao a tutti!

L’articolo di oggi, come si intuisce già dal titolo, è particolare. 

Parleremo di un aspetto che forse non è chiaro a tutti, ma che è fondamentale per non creare incomprensioni sia a livello teorico che normativo: l’agricoltura biologica e la sua (errata) associazione con l’acquaponica.

Ma perché dico errata?

Avete mai letto, magari su qualche post o articolo che elogia l’acquaponica, frasi come: con l’acquaponica si ottengono prodotti naturali e biologici?

Ammettiamo di avere impiegato queste affermazioni anche noi.

Beh, purtroppo questa modalità d’espressione potrebbe essere interpretata male dai meno esperti di agricoltura: l’agricoltura acquaponica NON è biologica, ed il termine “biologico” è impiegato soltanto per esprimere il concetto di “naturale”, “senza uso di prodotti chimici”, ecc.

Accezione che, per dirla tutta, non corrisponde esattamente a quello che è il biologico in realtà (ma questo lo vedremo meglio nelle prossime righe).

Ciò non toglie che un’espressione del genere attira molto il consumatore attento all’ambiente, dunque il suo impiego, in questo senso, può essere giustificato.

Ritengo tuttavia necessario fare maggior chiarezza, per evitare grossi errori di valutazione non solo sull’acquaponica, ma anche sull’agricoltura biologica in generale.

Cos’è davvero l’agricoltura biologica?

La prima cosa che è necessario sottolineare è che la normativa sul biologico costituisce una garanzia di processo e non di qualità del prodotto.

Sì, perché essa si limita a descrivere tutte le attività che si possono fare e tutti i prodotti che si possono impiegare per le proprie attività di coltivazione, allevamento, trasformazione, ecc.

Questo cosa significa?

Significa che un prodotto biologico certificato sarà ottenuto con quelle modalità e con quei processi specifici, ma non c’è alcuna garanzia che il prodotto sia davvero più sano (anche se molto probabilmente lo è) o più buono di uno convenzionale.

È soltanto ambientalmente più sostenibile per i metodi di agricoltura e allevamento che si impiegano.

È vero tuttavia che si sta lavorando molto sul miglioramento della qualità dei prodotti

Questo perché il consumatore, spesso impreparato sul concetto di Bio, si aspetta proprio questo; anche il consumatore esperto, poi, apprezzerebbe del cibo che sia anche migliore di quello convenzionale dal punto di vista organolettico e nutraceutico.

Ma vediamo ora qualche aspetto più specifico.

La normativa

L’agricoltura biologica è l’unica forma di agricoltura sostenibile interamente normata.

Tutte le altre forme sono, per il momento, almeno in parte autoreferenziali (anche se ci sono dei testi di riferimento da seguire).

Ciò è molto importante, in quanto ci possiamo fidare di chi dichiara di vendere prodotti biologici: è necessario apporre su di essi uno specifico logo distintivo, e tutta la filiera produttiva è sottoposta a periodici controlli da parte di figure ispettive facenti parte di organismi di controllo autorizzati dal Mipaaf.

Acquaponica agricoltura biologica? Logo UE sul marchio biologico. Organismi e controllo sulle autorizzazioni
Logo biologico UE

Ma qual è la normativa di riferimento?

Per i prodotti dell’agricoltura biologica e per la loro etichettatura si deve attualmente seguire il Regolamento (CE) 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007.

È da tenere in conto, però, che esso è stato recentemente abrogato e sostituito dal Regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea del 14 giugno 2018. 

Quest’ultimo regolamento, pur essendo entrato in vigore tre giorni dopo la sua pubblicazione, si applica tuttavia a decorrere dal 1° gennaio 2021.

Ciò significa che, ancora per tutto il 2020, le regole da applicare sono quelle del Reg. (CE) 834/2007.

Il nuovo regolamento presenterà delle modifiche che permetteranno presumibilmente un più facile accesso alla produzione biologica (valutate voi se è una cosa positiva o negativa…), tuttavia i concetti di base saranno pressoché uguali a quelli attuali.

Per questo motivo, per ciò che ci può interessare per le argomentazioni di questo articolo, possiamo indicare tranquillamente quelli che sono i punti fondamentali dell’agricoltura biologica, dato che rimarranno gli stessi.

I punti fondamentali

L’agricoltura biologica si basa su un approccio prudenziale

Innanzitutto, la normativa si occupa:

  • Di TUTTE le fasi della produzione, preparazione e distribuzione dei prodotti biologici nonché il loro controllo;
  • Dell’uso di indicazioni riferite alla produzione biologica nell’etichettatura e nella pubblicità.

Si applica pertanto ai:

  • Prodotti agricoli vivi o non trasformati;
  • Prodotti agricoli trasformati destinati ad essere utilizzati come alimenti;
  • Mangimi;
  • Materiale di propagazione vegetativa e sementi per la coltivazione;
  • Lieviti utilizzati come alimenti o come mangimi.

Gli obiettivi della produzione biologica sono (Titolo II, Art. 3):

Stabilire un sistema di gestione sostenibile per l’agricoltura che: 

  1. Rispetti i sistemi e i cicli naturali e mantenga e migliori la salute dei suoli, delle acque, delle piante e degli animali e l’equilibrio tra di essi
  2. Contribuisca a un alto livello di diversità biologica
  3. Assicuri un impiego responsabile dell’energia e delle risorse naturali come l’acqua, il suolo, la materia organica e l’aria; 
  4. Rispetti criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e soddisfi, in particolare, le specifiche esigenze comportamentali degli animali secondo la specie;
  5. Mirare a ottenere prodotti di alta qualità
  6. Mirare a produrre un’ampia varietà di alimenti e altri prodotti agricoli che rispondano alla domanda dei consumatori di prodotti ottenuti con procedimenti che non danneggino l’ambiente, la salute umana, la salute dei vegetali o la salute e il benessere degli animali.

Nello specifico

Qui di seguito vediamo alcuni dei principi che ci riguardano primariamente, tratti dal sito della Camera dei Deputati.

Escluderemo, per praticità, l’argomento mangimi, alimenti, etichettature, ecc. Per ulteriori specifiche informazioni potete consultare l’intero regolamento.

Per la produzione vegetale è pertanto richiesto:

  • L’utilizzo di tecniche di lavorazione che implementino il contenuto di materia organica del suolo e limitino l’inquinamento dell’ambiente;
  • La rotazione pluriennale delle colture;
  • La concimazione con concime naturale o con i soli concimi ed ammendanti appositamente autorizzati per il tipo di produzione (è escluso l’uso di concimi minerali azotati);
  • L’utilizzo di tecniche naturali di prevenzione per i danni provocati da parassiti e, in caso di grave danno per la coltura, l’utilizzo dei soli presidi fitosanitari autorizzati;
  • L’utilizzo di sole sementi e materiali di propagazione vegetale biologici;

Per la produzione animale invece:

  • Gli animali biologici nascono e sono allevati in aziende biologiche; in caso di animali immessi dopo esser stati allevati con metodo non biologico, possono essere considerati tali dopo un periodo di conversione: solo al termine dello stesso possono essere etichettati come biologici;
  • Le pratiche zootecniche devono essere indirizzate per garantire il benessere animale in termini di densità, condizioni di stabulazione, accesso agli spazi all’aria aperta, riduzione al minimo del sovrapascolo, riduzione dei tempi per il trasporto, separazione con gli altri animali non allevati con metodo biologico;

Di più..

  • La riproduzione avviene con metodi naturali (è ammessa l’inseminazione artificiale), non deve essere indotta con ormoni ed è vietata la clonazione e il trasferimento di embrioni;
  • Riguardo all’alimentazione, devono principalmente essere ottenuti mangimi dalla stessa azienda in cui sono tenuti gli animali, o da aziende per mangimi biologici o esclusivamente materie prime per mangimi non biologici espressamente autorizzati; non è consentito l’uso di stimolanti e di amminoacidi sintetici;
  • Riguardo alla prevenzione delle malattie e alle cure veterinarie, i medicinali veterinari allopatici di sintesi chimica, compresi gli antibiotici, possono essere utilizzati solo in caso di reale necessità, ed è consentita l’utilizzazione di medicinali veterinari ad azione immunologica;
  • Riguardo alle norme di produzione per animali d’acquacoltura, l’allevamento è basato principalmente su giovani stock provenienti da riproduttori biologici, e le pratiche zootecniche sono improntate al rispetto del benessere animale, tenendo separati gli animali allevati con metodo biologico dagli altri. Non è ammessa l’ibridazione artificiale. Sono ammessi esclusivamente mangimi biologici o quelli espressamente autorizzati.

Inoltre, sono richiesti, in generale:

  • Il divieto d’uso di OGM, salvo una percentuale minima entro lo 0,1% considerata non accidentale;
  • Il divieto d’uso di radiazioni ionizzanti per il trattamento di alimenti o mangimi;
  • Quando è concessa la facoltà per un’azienda agricola di dedicarsi a diverse tipologie di produzione (es. sia biologico che convenzionale): in tal caso è richiesta una separazione per le unità di azienda dedite alla produzione secondo procedimento biologico;
  • Per passare da convenzionale (o altra forma di agricoltura non biologica) a biologico è necessario un periodo di conversione.

Come si vede, quindi, in generale la tendenza è quella di proporre dei metodi di produzione più sostenibili, meno inquinanti, che non sfruttano eccessivamente il territorio e che garantiscono un miglioramento del benessere animale.

Essi non sono, tuttavia, completamente esenti dall’impiego di farmaci per animali, fitofarmaci e fertilizzanti, anche se sono concessi soltanto alcuni prodotti specifici (in genere di origine naturale).

Perché i metodi fuori-suolo sono esclusi?

Alcuni dei principi visti sopra coincidono con quelli dell’acquaponica. E allora perché essa è esclusa?

Innanzitutto, perché ricade tra le metodologie di produzione fuori – suolo.

Queste tecniche, di per sé, non sono auspicabili nell’agricoltura biologica. Infatti, il regolamento evidenzia espressamente, e più volte, il legame di questa pratica con la coltivazione della terra:

La produzione biologica vegetale impiega tecniche di lavorazione del terreno e pratiche colturali atte a salvaguardare o ad aumentare il contenuto di materia organica del suolo, ad accrescere la stabilità del suolo e la sua biodiversità, nonché a prevenire la compattazione e l’erosione del suolo… (Titolo III, Capo 2, Art. 12, Comma 1, Lettera a).

Inoltre, sappiamo molto bene che questi metodi in genere hanno delle caratteristiche di intensività che non sono compatibili con i principi del Bio.

Oltre a ciò, nell’agricoltura fuori – suolo molto spesso si impiegano i fitofarmaci convenzionali, e sempre, tranne che nell’acquaponica, la nutrizione vegetale è garantita completamente da una soluzione nutritiva formulata con prodotti di sintesi.

Attenzione: se ciò è fatto con criterio, non è detto che sia negativo: anche l’idroponica più avanzata, ad esempio, impiega il sistema a ciclo chiuso.

Sappiamo che l’acquaponica, per certi aspetti, è nettamente diversa dagli altri sistemi fuori – suolo, ma non è completamente distinta da essi: è chiara, ad esempio, l’associazione con gli impianti di coltivazione idroponica, e alcuni produttori impiegano delle integrazioni nutrizionali, non sempre naturali, nella soluzione circolante.

Per questi ed altri motivi, nemmeno il nuovo regolamento includerà le coltivazioni fuori – suolo tra le produzioni biologiche, anche se alcuni Paesi Nordici potranno esercitare questa pratica in deroga per 10 anni (per saperne di più cliccate qui).

Come valutare questo fatto?

Detto questo, dobbiamo considerare l’acquaponica come negativa? Assolutamente no! 

Abbiamo dimostrato più volte i vantaggi ecologici e ambientali del sistema acquaponico: si tratta però di un sistema di produzione del tutto particolare, quindi, semplicemente, non è una metodologia rientrante nel biologico

Chiunque, in effetti, può applicare delle pratiche di produzione rispettose dell’ambiente e della salute umana e animale: può farlo anche chi fa agricoltura convenzionale, anche se non dispone di restrizioni al riguardo.

L’unica differenza rispetto al biologico, è la GARANZIA per il consumatore che ciò venga effettivamente fatto. 

Questo si ottiene, appunto, tramite una legge e dei controlli appositi. Ed è questo che il biologico assicura rispetto ad altri sistemi produttivi sostenibili, dei quali ci possiamo fidare, almeno in parte, “soltanto sulla parola”.

Una proposta di legge 

Per risolvere il “problema acquaponica”, è stata presentata alla Camera dei Deputati nell’Ottobre 2018 la Proposta di legge 1258 che consenta di disciplinare i sistemi fuori – suolo (in particolare idroponica ed acquaponica) e di valorizzare i loro vantaggi produttivi ed ambientali.

Purtroppo non è ancora stata approvata in quanto è necessario apporre alcune modifiche, data la presenza, nel testo, di diverse evidenti incongruenze.

Per noi acquaponici potrebbe essere vantaggioso, ad esempio, il riconoscimento degli innumerevoli vantaggi ambientali e la naturalità del sistema acquaponico rispetto agli altri metodi fuori – suolo.

Non solo biologico: libero spazio all’acquaponica

Siamo arrivati alla fine di questo articolo, e, forse, qualcuno si chiederà: conviene impiegare il sistema acquaponico, quando esiste già l’agricoltura biologica?

Assolutamente sì! 

Ci sono, in Italia, ancora delle problematiche dal punto di vista normativo, ma speriamo che con il tempo si risolveranno. Solo con il diffondersi dell’acquaponica, infatti, essa verrà finalmente riconosciuta e valorizzata come merita (e, chissà, magari normata e certificata…).

Ma perché impegnarsi in questa direzione?

Per un semplice motivo: se tutti facessero solo agricoltura biologica, per sfamare l’intera popolazione mondiale si dovrebbe aumentare di molto la superficie arabile sulla Terra, ma, purtroppo, siamo già arrivati al limite!

Per un futuro sostenibile è necessario trovare tante diverse soluzioni che siano adatte alle diverse realtà: è necessario continuare ad impiegare anche, almeno in parte, l’agricoltura convenzionale, usando ovviamente dei sistemi integrati ed a basso impatto.

Il biologico è solo una delle tante possibilità, così come lo sono l’acquaponica, l’agricoltura di precisione, ecc. 

Sta a noi scegliere dove conviene applicarle ed in che entità, in modo che siano davvero adatte alla situazione di un certo territorio.

Solo combinando assieme tante soluzioni specificamente studiate, riusciremo a raggiungere la vera sostenibilità.

Conclusione

E allora, anche voi amici acquaponici, mi raccomando: ponderate bene il senso ambientale e territoriale della vostra azienda.

Acquaponica agricoltura biologica? Perché l'acquaponica e in generale le coltivazioni fuorisuolo non sono classificate come agricoltura biologica in Europa? Acquaponica.blog

Per oggi finiamo qui con queste considerazioni sull’acquaponica come agricoltura biologica.

Spero di aver chiarito alcuni dubbi relativi all’associazione tra agricoltura biologica ed acquaponica, ma se avete ancora qualche dubbio, non esitate a scriverci: potremo rispondervi direttamente o scrivere qualche articolo che dia una spiegazione ai vostri quesiti! 

Alla prossima!

Scopri le 5 cosa da sapere prima di aprire un’azienda agricola acquaponica.

FONTI

Godfray H. C. J.,  Beddington J. R., Crute I. R., Haddad L., Lawrence D.,  Muir J. F., Pretty J., Robinson S.,  Thomas S. M., Toulmin C. Food Security: The Challenge of Feeding 9 Billion People. Science, 12 Feb 2010. (link)

Camera dei deputati – documentazione parlamentare

Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Proposta di legge 1258: “Delega al Governo per la disciplina, la valorizzazione e la promozione delle pratiche colturali fuori suolo applicate alle coltivazioni idroponica e acquaponica”

Regolamento (CE) 834/2007

Regolamento (UE) 2018/848

Terra e Vita Edagricole